Loading... Please wait...Ricerca avanzata | Ricerca nel nostro catalogo, oltre 1000 articoli tra stufe a pellets, caminetti, barbecue, focolari e termocamini.
Scritta il 24th Nov 2010 @ 6:42 PM
Il legno è una biomassa, più in particolare, un prodotto vegetale composto principalmente da sostanza organica costituita di carbonio, idrogeno ed ossigeno. Ma non solo. Il materiale contiene anche altri elementi chimici: tra questi l'azoto, il c1oro e lo zolfo. Tali elementi entrano a far parte di molecole importanti sia di natura organica sia di composti inorganici. Il loro contenuto nei materiali è molto variabile e l'azoto è l'elemento quantitativa mente più presente rispetto agli altri due. Le concentrazioni si diversificano molto tra le differenti tipologie di biomasse (prodotti forestali e agricoli) e anche nell'ambito dello stesso prodotto (es. se si prende in considerazione un abete le caratteristiche variano sensibilmente tra il tronco, il ramo e la corteccia). La composizione organica ed inorganica è molto diversa nelle varie parti della pianta e cambia con l'età del materiale. A titolo di esempio in tabella 1 si riportano alcuni dei valori
caratteristici di contenuto di azoto, c1oro e zolfo in diverse biomasse.
Nell'ambito delle specie forestali impiegate per la produzione di pellet di legno, i valori delle concentrazioni di questi elementi sono molto più bassi se paragonati con i contenuti delle altre tipologie di biomassa. L'analisi chimica di un prodotto, pertanto, può rivelare aspetti qualitativi importanti. Se dalle analisi di un pellet emergono elevati valori di azoto,zolfo e cloro è possibile supporre che il materiale di origine non sia ricavato solo dal tronco di legno vergine. A meno di inquinamenti accidentali del prodotto lungo la catena di produzione e trasporto, è possibile supporre la presenza di quantitativi di corteccia o di biomasse diverse da quelle forestali (agro-residui). Così come non si può escludere la presenza di inquinanti organici di sintesi, come quelli contenuti in alcuni prodotti di scarto dell'industria del legno (colle, preservanti, ecc). Ma in quest'ultimo caso la legge è chiara e il prodotto non rientra più nell'ambito della categoria delle biomasse combustibili ai sensi del decreto legislativo 152/06 (Norme in materia ambientale). Pertanto, il materiale diventa rifiuto. Su questi aspetti la normativa italiana sul pellet non lascia spazi ad interpretazioni. Indipendentemente dal tipo di classe di qualità del pellet (A,B e C) il materiale di partenza non può essere recuperato da processi che prevedono sullo stesso aggiunte di sostanze chimiche (trattamento chimico). Non è un caso, quindi, che la norma sul pellet ammette l'impiego solo di specifiche categorie di materie prime e l'obbligo di indicare il livello di concentrazione di azoto, cloro e zolfo contenuti nel ridotto. Specificatamente per il pellet di Classe A vengono definiti i limiti massimi di contenuti di cloro, azoto e zolfo, rispettivamente di 0,3%, 0,03% e 0,05%, tutti espressi su base secca. Non è da escludere che in futuro tali limiti diverranno più restrittivi.
Ma quali sono le principali motivazioni che portano a concentrare l'attenzione su questi elementi chimici. In primo luogo l'aspetto ambientale. La combustione del pellet trasforma tutti e tre gli elementi contenuti in esso in pro atti gassosi inquinanti (principalmente ossidi o anidridi), dannosi per la salute dell'uomo e per l’ ambiente. Dall'azoto vengono prodotti gli ossidi di azoto, composti gassosi liberati nell'ambiente attraverso il camino. Queste sostanze, tuttavia, sono generate anche dalla combustione di prodotti combustibili non contenenti tale elemento. Infatti, in tutti i processi di combustione partecipa l'aria prelevata dall'ambiente, introducendo così grandi quantità di azoto atmosferico, in essa contenuta, che in corrispondenza delle alte temperature del processo (800 - 1100 CC) si ossida. L'ossido di azoto prodotto può causare una serie di patologie a carico dell'uomo, può favorire la formazione di piogge acide e, infine, contribuisce alla formazione dello smog fotochimico, un insieme complesso di sostanze inquinanti che si producono in presenza di un "cocktail" variegato di prodotti chimici inquinanti, tra cui lo stesso ossido di azoto, sottoposto alla radiazione ultravioletta dei raggi solari. Anche nel caso dello zolfo vengono prodotti Composti gassosi inquinanti, in particolare anidride solforosa e solforica chiamati anche ossidi in base al tipo di nomenclatura adotatta). In questo caso la produzione di questi inquinanti è direttamente proporzionale al contenuto di zolfo del prodotto combustibile di partenza. Infine, dalla combustione di prodotti contenenti il cloro vengono generati sostanze come l'acido cloridrico e i cloro gassoso, precursori della produzione di diossine (indicate anche come PCDD/F), prodotti notoriamente tossici per la salute umana e particolarmente insidiosi per loro diffusione lungo la catena alimentare.
Ci sono anche degli aspetti tecnici che giustificano la presenza di limiti per questi elementi nel pellet. Tra tutti i fenomeni corrosivi, a carico principalmente delle parti metalliche, conseguenti alla formazione di composti con forti proprietà ossidanti (c1oro, acidi, ecc). I processi di corrosione sono molto complessi e condizionati da numerosi fattori. Nel caso della combustione del pellet in stufe e caldaie giocano un ruolo importante la presenza di altri elementi chimici (sodio e potassio),
i livelli di temperatura raggiunta in combustione, la formazione di prodotti di condensa lungo le pareti interne dell'impianto termico e della canna fumaria.
Per contenere l'inquinamento ambientale generato dalle sostanze emesse a camino, nei grandi impianti sono introdotti dei sistemi di abbattimento dei gas di combustione. La complessità di questi impianti, gli elevati costi, i volumi richiesti, rappresentano le principali ragioni che non permettono di sviluppare applicazioni simili su impianti termici di basse potenze come quelli alimentati a pellet.
Su queste problematiche oggi si dispone comunque un mezzo importante di prevenzione: il controllo della qualità del prodotto e della materia prima utilizzata per la produzione del pellet. L'indagine analitica sulle materie prime di origine consente al produttore di pellet di disporre di informazioni importanti per gestire la produzione in impianto e la qualità del prodotto immesso sul mercato. La stessa norma sul pellet, difatti, oltre a stabilire i valori limiti, indica la metodica di analisi da seguire.
Il rispetto di queste indicazioni non è trascurabile. La scelta dei metodi stabiliti dalla normativa per l'esecuzione delle analisi chimiche di laboratorio consente di ottenere dati precisi ed accurati e permette di stabilire dei confronti più oggettivi tra i prodotti presenti sul mercato.
|
Tabella 1 - Valori orientativi dei contenuti di N, CI e S in alcune bio masse |
|||
|
BIOMASSA |
Azoto (%s.s.) |
Cloro (%5.5.) |
Zolfo (%5.5.) |
|
Legno vergine |
0,1- 0,5 |
0,01- 0,03 |
0,01- 0,05 |
|
Corteccia |
0,3 -1,2 |
0,01- 0,05 |
0,02- 0,2 |
|
Potatura olivo |
0,6 -1,3 |
--- |
0,2- 0,6 |
|
Miscanto |
0,4 - 1,7 |
0,05 - 0,4 |
0,02 - 0,2 |
|
Paglia |
0,3 - 0,5 |
0,1 - 0,7 |
0,05 - 0,12 |
|
Sansa di oliva |
0,7 - 2,0 |
0,1 - 0,6 |
0,1 - 0,2 |
|
Panello di girasole |
3,0 - 4,5 |
0,1 - 0,5 |
0,5 - 1,0 |
|
Vinaccia |
1 - 2 |
0,03 - 0,01 |
0,03 - 0,05 |
|
Legno rifiuto (trattato) |
0,1 - 4 |
0,03 - 0,5 |
0,03 - 0,3
|